10 luglio 1943: lo sbarco degli angloamericani in Sicilia.
Ricordi dolci e amari, ricordi divertenti e tristi, scene mai dimenticate come quella fredda visione di uno sbarco di soldati che rassomigliava molto all’immagine di un film.
Scolaro di quinta elementare in vacanza (aveva da poco superato gli esami di licenza elementare ed anche quelli di ammissione al ginnasio), alle quattro del mattino di quel 10 luglio del ’43, giorno dello sbarco degli americani, a Scoglitti, sua madre Trisina, con in braccio la piccola Maricetta, lo aveva svegliato in preda ad una convulsa agitazione.
« Dovì, arrusbighiti figghiu miu, c’è u mari chinu di navi. Stannu sbaccannu a la marina, matri mia, matri mia, ! Alzati, Dovì alzati…».
Dalla spiaggia proveniva un frastuono di grida misto a rumori di motori e di cinghie meccaniche. Sulle prime Dovì non capì nulla, assonnato com’era. Aveva gli occhi aperti ma vedeva solo sua madre che continuava a scuoterlo.
« Alzati, Dovì alzati…ppi favuri, prima ca ni runanu a ‘ffocu, vadda, …matri santa…Maronna ro Carminu!.. Patriarca San Franciscu! Talia da’ finestra non viri? Turidda... veni cca! C’è na nuvula di surdati! Nun pirditi tempu, tò patri nun c’è, e iù mi scantu, ca semu suli!»
La povera donna, spaventata dall’arrivo di soldati nemici, si mise a pregare recitando sottovoce una preghiera cantilenante.
«Santa Barbara non durmiti ca li trona su partuti,
sunu arrivati ‘n mezzu a via,
Santa Barbara aiutati a mia.
Santa Barbara nun durmiti ca li trona su vinuti,
su vinuti pi purtarli via.
Santa Barbara gioia mia.
Santa Barbara non durmiti ca li trona su vinuti,
jttatili luntanu a mezzu o mari,
unni non ci sunu né cristiani e manco animali… »
Alcuni scoppi lontani di granate e colpi di armi automatiche terrorizzarono ancora di più la donna.
« Matri santa, u ‘nfernu arrivau…»
Trisina, disperata, si confortava con la preghiera stringendo a sé le figliole. Ludovico invece con un balzo si affacciò alla finestra e spalancò gli occhi.
« Mizzica! … veru è!…quanti surdati! San Giorgi cavalieri! Sunu i miricani! »
« Dovì, leviti…alluntanati da finestra ».
« Viremu chi sta succirennu… non vi proccupati mamà, l’avevanu dittu di l’arrivu de miricani…si! Sunu vinuti ’ppi libbirarini; niscemu ‘ndò vignali a battirici li manu ».
Nunzio, il padre di Ludovico, che lavorava in miniera aveva pensato di portare la famiglia in campagna per paura dei bombardamenti che si erano registrati nei giorni prima in paese, dove lui era rimasto a tirare fuori la pece per poter campare la sua Trisina e i suoi figli. Non poteva immaginare che la guerra sarebbe andata a trovare i suoi cari fino in campagna.
Questo ricordava il professore di quel giorno apocalittico dove migliaia di imbarcazioni di tutte le forme e decine di migliaia di soldati, armati di tutto punto, avevano cancellato il mare e la spiaggia, formando un enorme tappeto nero che avanzava verso di lui. Paura sì. Ma poi i miricani, pronti a regalare cioccolata, pacchetti di sigarette Camel, Pall Mall e gomme miricane, dissolsero ogni timore; e tutto si tramutò in una voglia di libertà estrema e di tornare a vivere dopo il lungo buio dei bombardamenti.